...:: * S t o b (-A-) d o S * ::...

"Il rock and roll fu un fenomeno di breve durata, si consumo` nel giro di tre anni. Tutti i suoi protagonisti hanno in comune il brusco declino, o addirittura la morte, alla fine degli anni '50. D'altronde il senso stesso del rock and roll era la frenesia, la voglia di bruciare in fretta tutte le energie. C'era anche un soffio di tragedia che alitava su queste vite per lo piu` ribelli, e la tragedia monco` alcune carriere, altre le rese brevissime. Gli scampati al massacro morirono artisticamente per il solo fatto di diventare dei cantanti milionari. Il benessere placo` il loro stile e addolci` il loro suono." Questo blog parla di rock'n'roll e affini. Il rock'n'roll porta in se continua voglia di cambiamento. Il rock'n'roll e' rivoluzione!

Eccomi

Utente: Stobados
Questa e' la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Man mano che cade ripete per rassicurarsi "fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene". Ma l'importante non è la caduta, è l'atterraggio.

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mercoledì, 09 agosto 2006
Lettera aperta ai compagni ancora in carcere

E' una lettera scritta dal padre del compagno Alessandro Sconamila in carcere da quasi in mese a causa dell'operazione "Arcadia" l'11 luglio scorso, guidata dalla Direzione Distrettuale Antiterrorismo di Cagliari, nella persona del PM De Angelis, con la collaborazione della DIGOS di Nuoro coadiuvata da quelle di tutta l'isola e dall'UCIGOS di Roma, con la quale sono stati arrestati 10 compagni [1] [2] ed indagate e perquisite altre 44 persone di diversa area politica: comunista, anarchica, democratica e progressista. 
Dietro sua autorizzazione, la divulghiamo.
Chiunque volesse la può pubblicare, l'unica richiesta che fanno i compagni di Alessandro di A Manca pro s' Indipendèntzia è quella di non modificarne il testo.
sempri a innantis: LE IDEE NON SI INGABBIANO!



LETTERA APERTA AI COMPAGNI ANCORA IN CARCERE

Il giorno 11 luglio non lo dimenticherò mai, hanno sequestrato mio figlio Alessandro assieme ad altri nove compagni, colpevoli secondo le accuse di associazione sovversiva. In quel momento mi è crollato il mondo addosso.
Ho cercato di capire cosa stesse succedendo, mi sono interrogato su cosa avessi sbagliato nei confronti di mio figlio, perché improvvisamente fosse diventato un "mostro". Lo sforzo era immane, ma non riuscivo a trovare una sola ragione per riconoscere in quelle accuse il mio Alessandro. E’ passato un giorno, le accuse sui giornali sempre più gravi, corro il rischio d’impazzire, non me lo posso permettere. Raggiungo Cagliari con il mio avvocato, leggo l’ordinanza di custodia cautelare e capisco immediatamente di cosa si tratta: inizio di nuovo a respirare.

Incontro mio figlio per la prima volta il 22 luglio, nell’attesa inizio a conoscere i genitori, i fratelli, le mogli e le fidanzate dei compagni di Alessandro, persone per bene, belle, sincere, oneste e fiere. Scopriamo di condividere anche noi la passione che anima i nostri ragazzi per un mondo migliore, le idee non si ingabbiano!

Ora insieme abbiamo una missione da compiere: liberare tutti i nostri ragazzi. Sono stato contento per la liberazione di Bruno, per la custodia domiciliare di Massimiliano, ho salutato Stefania senza poterla vedere dentro il cellulare che riportava a casa mio figlio, sono impazzito di gioia, ma subito dopo mi sono sentito a disagio perché per un momento mi sono dimenticato di Robertino, così lo chiama Alessandro, che stà male fisicamente.

Penso ai suoi meravigliosi genitori che ho conosciuto e al loro dolore, penso a Bobore, il falegname laureato che ho conosciuto personalmente a Macomer. Mi ricordo cosa disse ad Alessandro in quell’occasione: "ti devi laureare, fallo contento tuo padre”, penso ad Emanuela che non conosco, neo laureata in fisica dicono i giornali, quasi a commentare "che si butta via” a confondersi con problematiche di tipo politico e sociale, penso a Marco Peltz che ho salutato, senza che lui mi conoscesse, nel tribunale del riesame, così bello e fiero a fronte alta, così come si conviene a persone che sanno di essere nel giusto. Ho saputo che lavora in una scuola materna e che anche lui è laureato. Penso a Pierfranco, ho visto in lui una figura di Sardo, di quelli che non si piegano. Non lo conosco ma sarò orgoglioso di abbracciarlo! si è definito manovale ma noi sappiamo che anche lui è laureato. Ho conosciuto la mamma, il fratello e la dolcissima ragazza di Marco.
Coraggio ragazzi, così vi voglio chiamare, da oggi sono con voi con le mie forze. Sarei stato pronto a fare qualcosa di eclatante per mio figlio, ma la cosa più importante l’hanno fatta loro. Se prima a Manca la conoscevano in pochi ora la conoscono in tanti!

Vi hanno dato il giusto valore quando hanno capito che bisognava farvi tacere, non ci sono riusciti.
Ora la cosa più importante è partecipare a tutte le iniziative per arrivare alla liberazione di tutti i compagni. In futuro la storia ci renderà giustizia.
Ci vediamo sabato a Sassari.

Tore Sconamila
Macomer, 4 Agosto 2006

Postato da: Stobados a 13:07 | link | commenti |
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